02 DICEMBRE 2015
AT DI CATANIA: SCUOLA PRIMARIA – Convocazione per incarichi a Tempo Determinato a.s. 2015/2016
SCUOLA PRIMARIA –
AVVISO di convocazione per incarichi a Tempo Determinato a.s. 2015/2016
Nell’approssimarsi della emanazione del decreto col quale il ministro dell’Istruzione comunica la data di scadenza delle domande di dimissioni dal servizio con o senza accesso al trattamento pensionistico, mediante la procedura on line del sistema Polis, è opportuno ricordare le norme che consentono il pensionamento a domanda o d’ufficio.
PENSIONAMENTO ANTICIPATO.Riguarda coloro che, entro il 31.12.2016, possono far valere anni 41 e mesi 10 di contribuzione, nel caso in cui trattasi di donne, e 42 anni e 10 mesi, alla stessa data, se si tratta di uomini. E’ necessario e sufficiente arrivare a 41 anni e 6 mesi e 42 anni e 6 mesi entro il 31.08.2016, senza arrotondamenti, poiché i mesi da settembre a dicembre si aggiungono virtualmente.
PENSIONAMENTO DI VECCHIAIA.Riguarda uomini e donne che, entro il 31.12.2016, raggiungono l’età anagrafica di 66 anni e 7 mesi con una contribuzione minima di anni 20.
PENSIONAMENTO D’UFFICIO ( obbligatorio) E’ riservato a coloro che, uomini e donne, possiedono una età anagrafica di 62 anni entro il 31.08.2016 con una contribuzione minima di anni 41 e 10 mesi, per le donne, e 42 anni e 6 mesi, alla stessa data, per gli uomini. I requisiti si devono possedere senza arrotondamenti;b) Si riferisce a coloro che, uomini e donne, raggiungono l’età anagrafica di anni 65, entro il 31.08.2016, e possedevano al 31.12.2011 il requisito per andare in pensione. Attualmente, tale norma riguarda i nati nel 1951 che al 31.12.2011 possedevano quota 96.
MANTENIMENTO IN SERVIZIO OLTRE L’ETA’ DI VECCHIAIA.Coloro che, uomini e donne, raggiunta l’età per il collocamento a riposo per vecchiaia (anni 66 e mesi 7 entro il 31.08.2016) non posseggono la contribuzione minima per l’accesso al trattamento pensionistico (anni 20), ai sensi dell’art. 409 comma 5 del Decreto legislativo 297 del 16.04.1994 (testo unico), possono chiedere il mantenimento in servizio fino all’età di 70 anni. Qualora non si dovesse arrivare a 20 anni di contribuzione entro il 70° anno di età anagrafica, viene disposto da subito il licenziamento d’ufficio.
PENSIONAMENTO CON LO SPECIALE REGIME DONNE. L’attuale legge di stabilità, in discussione in parlamento, ha reiterato di 1 anno i requisiti per il pensionamento con lo speciale regime donne, optando per il calcolo contributivo, così come stabilito dalla L. 243 art. 1 comma 9 del 2004 (Legge Maroni), per le donne che entro il 31.12.2015 raggiungono l’età di anni 57 (è stato tolto il periodo di 3 mesi per l’aumento dell’aspettativa di vita) con una contribuzione di anni 35, con una “perdita” di circa il 30% calcolata sulla pensione con metodo retributivo.
SALVAGUARDATI.L’attuale legge di stabilità ha riproposto il pensionamento per 2.000 unità di personale, con le regole ante Fornero, per coloro che nell’anno 2011 hanno fruito di assistenza a “figli disabili in situazione di gravità”, ai sensi dell’art. 42 del decreto legislativo n° 151 del 26.03.2001. In tal caso i requisiti pre Fornero riguardano “quota 97 e 3 mesi”, con un’età minima di 61 e 3 mesi ed una contribuzione minima di anni 35, nonché con un mix tra età anagrafica e contributiva. Es.: anni 61 e 10 mesi e contribuzione di 35 e 5 mesi. La somma dà 97 e 3 mesi. Recentemente, sono stati ripescati anche coloro che avevano presentato domanda di pensionamento con la quarta e sesta salvaguardia, rispettivamente D.L.vo 102/2013 e D.L.vo 147/2014. Per queste ultime categorie di lavoratori stanno pervenendo, in questi giorni, le comunicazioni da parte dell’Inps del diritto a pensione a decorrere da 01.09.2015. Si tratta di circa 1.500 lavoratori per i quali l’indicazione che possiamo dare è, nel caso abbiano voglia di essere collocati a riposo, di presentare le dimissioni dal servizio al Dirigente scolastico per l’accesso al trattamento pensionistico e, in caso di diniego, di procedere col ricorso al giudice del lavoro. (Scheda a cura di Francesco Sciandrone, Uil Scuola)
By segreteria territoriale Uil Scuola Catania.
Salvo mavica segretario generale
Piano assunzionale L. 107/2015 – Fase “C”.
Pubblicazione elenchi convocati
Si precisa che la stipula del contratto c/o l’Istituzione scolastica dovrà avvenire il giorno lavorativo successivo all’individuazione della sede.
Piano assunzionale L. 107/2015 – Fase “C”.
Pubblicazione elenco sedi disponibili per la stipula dei contratti a T.I.
Si precisa che la stipula del contratto c/o l’Istituzione scolastica dovrà avvenire il giorno lavorativo successivo all’individuazione della sede.
Si è svolta oggi presso il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca la presentazione del rapporto annuale dell’OCSE, “Education at a glance 2015”, che fotografa lo stato dei sistemi educativi dei 34 Paesi aderenti e di altri 12 Paesi al di fuori dell’organizzazione. L’illustrazione dei dati per l’Italia è stata effettuata da due funzionari dell’OCSE, il dott. Avvisati e il dott. Marconi. Ha partecipato in rappresentanza del ministro, il sottosegretario Toccafondi. Per la UILScuola ha preso parte all’incontro Rossella Benedetti.
Il quadro presentato dagli analisti dell’OCSE, sulla base di dati prevalentemente raccolti tra il 2011 ed il 2014 con le varie indagini PISA, TALIS, PIAAC e con le informazioni fornite dal MIUR E dall’ISTAT per l’Italia, mostra un Paese che, rispetto alla media OCSE, ancora ha un numero basso di laureati; dove i giovani fino ai 34 anni, pur con laurea, non riescono a trovare lavoro, al contrario di quello che accade negli altri Paesi; dove, infine, la valutazione non è ancora quello stimolo al miglioramento registrato in altre realtà. E’ stata evidenziata, inoltre, l’età media particolarmente alta dei docenti italiani, sottolineando come il loro futuro pensionamento, in un periodo valutato intorno ai dieci anni, potrebbe permettere un rinnovamento (sic!) della scuola italiana.
Il sottosegretario Toccafondi ha commentato la presentazione con favore giacché, a suo dire, supporterebbe le azioni intraprese dal governo con la legge 107 e con la prossima legge di stabilità. Ha affermato che il sistema di valutazione introdotto, bonus compreso, contribuirà al processo di miglioramento, dando un chiaro segnale ai docenti e che i 3 miliardi in più spesi per la scuola dimostrano l’importanza che il presente governo attribuisce all’istruzione. Ha sostenuto, inoltre, che il problema dell’età verrà risolto con i nuovi concorsi. In generale, la legge 107 dovrebbe ridare maggiore autonomia alle scuole, ai docenti e alle università. Nel dibattito che è seguito, la UILScuola, tra le altre cose ha evidenziato come anche quest’anno resti confermato il dato che gli insegnanti italiani guadagnano meno non solo della media dei loro colleghi degli altri Paesi industrializzati, ma anche di quanti – sempre in Italia – hanno qualifiche analoghe; ha contestato l’efficacia delle misure di valutazione introdotte e l’imprecisione di alcuni dati delle indagini OCSE: a tal proposito ha chiesto che venga data regolare informativa alle parti sociali sulle scuole ed il personale coinvolto dal MIUR in tali occasioni e sulla natura dei questionari, cosa che fin qui non è accaduta. La dott.ssa Bono si è detta disponibile a garantire questo flusso di informazioni in futuro.
La UIL Scuola, già nell’incontro con il Miur del 18 novembre 2015, ha rivendicato con proposte concrete, azioni di tutela del personale immesso nei ruoli con le varie fasi, previste dalla legge n. 107/2015 , a partire dal garantire libertà nelle scelte individuali dei docenti interessati ed in particolare modo di quelli che , ancorché in servizio su posti a tempo determinato (supplenze), possono optare per restare in servizio sulla supplenza, ovvero assumere servizio sul posto che gli sarà assegnato dall’ APT di competenza.
Con questa scheda di lettura, intendiamo contribuire a fare chiarezza sulla base della normativa vigente ivi compresa la legge n. 107/2015 e riassumere le varie azioni e procedure per l’assegnazione delle sedi ai neo docenti immessi in ruolo, con la raccomandazione, di prendere visione delle circolari dei rispettivi USR.
Le incertezze e i problemi che stanno avendo tante persone, nascono in primo luogo dal fatto che il Miur, non ha ritenuto opportuno emanare una specifica nota attuativa con disposizioni chiare e univoche su tutto il territorio nazionale. Assistiamo quindi al prodursi di circolari da parte degli Uffici Scolastici Regionali, con disposizioni tra loro opposte, come se le incertezze proprie della legge non bastassero.
In alcuni casi c’è chi dice che occorre assumere servizio entro il 1 dicembre, in altri si dice che è vietato e si deve assumere servizio il 1° dicembre.
Consigliamo per questo ai docenti interessati di seguire le circolari dei rispettivi USR che sono vincolanti per tutto il territorio regionale e rivolgersi alle nostre sedi territoriali nel caso in cui fossero presenti vistose differenze rispetto ai contenuti dalla presente scheda di lettura che delinea i principi fondamentali previsti dalla legge 107.
Domande e risposte
La legge sulla scuola approvata dal Governo presenta, nella sua applicazione concreta, molti punti critici.
Tra gli esempi possibili ne citiamo due tra i più diffusi in questi giorni: quanti hanno supplenze e sono chiamati ad assumere il ruolo e dovrebbero poterlo fare senza inutili intralci giuridici e coloro che devono fare l’anno di prova, caricato dal decreto di una serie di rigidità tutte formali.
Nel confronto sulla mobilità con il MIUR la Uil Scuola ha affermato con chiarezza la propria contrarietà al sistema degli ambiti: sbagliati come concetto e irrealizzabili.
Frutto di scelte ideologiche che non coincidono con la realtà un sistema che si basa sull’assunto sbagliato di qualcuno che sceglie e qualcuno che viene scelto. Per la UIL riduce la libertà d’insegnamento e mina il pluralismo professionale.
La pratica applicazione, inoltre appare di difficile se non impossibile attuazione, almeno nell’immediato, visto anche il pino straordinario di mobilità i cui ambiti di azione sono ancora ignoti.
Per la UIL deve essere chiaro che il piano straordinario di mobilità, deve consentire a tutto il personale già di ruolo e al persone di nuova nomina, di poter scegliere oltre che una nuova provincia anche una nuova scuola di titolarità, su tutti i posti disponibili e vacanti.
Non si deve guardare ‘il dito ma la luna’: non sono le regole che consentono il trasferimento ma l’organico e il fabbisogno del personale. Da come è costituito l’organico e dalla sua consistenza dipende l’esito dei trasferimenti.
Le regole di un contratto collettivo devono essere oggettive, astratte e tali da garantire i diritti di tutti. Le casistiche da affrontare devono considerare le diverse posizioni giuridiche definite dalla legge 107.
La prima criticità, da risolvere nell’immediato, è rappresentata dalla necessità di dare risposte concrete al personale precario prevedendo che tutti i posti che residuano dopo le nomine della fase C, oltre 10.000, vadano assegnati alle GAE, ove non esaurite, prima del concorso, attraverso la riapertura della procedura;
Va individuata inoltre una soluzione per tutti i supplenti in possesso di abilitazione con almeno tre anni di servizio prevedendo l’inserimento di detto personale nelle GAE o, in subordine, attraverso la partecipazione alla prossima selezione concorsuale, annunciata per dicembre, con la previsione della sola prova orale, quella relativa alla positiva novità della lezione simulata.
Ovviamente il 50% dei posti messi a concorso, come prevede la legge, deve andare al personale inserito nelle GAE, nelle situazioni in cui non sono esaurite.
Nel link la memoria presentata dalla Uil Scuola su:
>>> Nuovi modelli di reclutamento
>>> Revisione dei percorsi di istruzione professionale e attuazione alternanza scuola lavoro
>>> Scuola dell’infanzia
>>> Valutazione degli apprendimenti
>>> Inclusione e integrazione degli studenti con disabilità
Serve una cabina di regia di supporto alle attività delle nostre scuole all’estero. Si può partire dalla delega prevista nella Legge 107.
TORONTO – Una cabina di regia per la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo – è questa la proposta lanciata a Toronto dalla Uil Scuola, nel corso di un incontro dedicato a monitorare le esigenze delle scuole italiane all’estero, in una fase di sempre più ampia globalizzazione dei saperi.
È necessario dare risposte concrete alle attuali domande di lingua e cultura italiana che giungono dalle nuove generazioni dei nostri connazionali in Canada – ha detto Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola, intervenendo al convegno internazionale.
Una cabina di regia di supporto alle attività delle scuole italiane all’estero che può essere realizzata all’interno della delega contenuta nella legge 107.
No a tagli spacciati per riforme da parte del Governo – ha detto ancora Turi – ma l’avvio di un vero processo riformatore della promozione della nostra lingua nel mondo, delle scuole e dei corsi di lingua e cultura con il coinvolgimento delle persone che nella scuola e per la scuola lavorano e credono.
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Al convegno, sono intervenuti, tra gli altri, l’onorevole Nissoli e l’onorevole La Marca della Commissione Esteri della Camera, Silvana Mangione, vicesegretario CGIE, Angelo Luongo, Responsabile del Dipartimento Estero Uil scuola.
Ai lavori, presieduti da Vittorio Coco, ha preso parte il console italiano di Toronto, Pastorelli e la responsabile dell’Ufficio scolastico del Consolato di Toronto, Cristina Mignatti.
Il vademecum Uil Scuola per intrecciare i criteri per l’assegnazione del bonus con i criteri del FIS
La legge | Il contratto | La situazione delle scuole | Il rapporto tra la legge 107 e il contratto scuola
La legge 107 – al comma 126 – istituisce un apposito fondo per la valorizzazione del merito del personale docente. La quota annualmente disponibile di 200 milioni sarà assegnata a ciascuna scuola in base alla dotazione organica dei docenti, considerando i fattori di complessità delle scuole e delle aree soggette a maggiore rischio educativo.
Secondo il comma 127 è il dirigente scolastico ad assegnare al personale docente una quota del fondo sulla base di motivata valutazione che non può non tenere conto dei criteri stabiliti dal Comitato di valutazione. I criteri, definiti dal Comitato di valutazione, sono espressi sulla base del mandato che il Collegio dei Docenti ha assegnato ai propri rappresentanti.
Circa i criteri da adottare, sempre in coerenza con quelli stabiliti dal Collegio docenti, si consiglia di attenersi a criteri oggettivi e misurabili ( attività aggiuntive e di ricerca, di collaborazione e gestione delle attività della scuola, coordinamento di gruppi di lavoro, partecipazione organi collegiali, ecc..)
>>> E’, del resto, ciò che accade per l’assegnazione di ogni altra quota di salario accessorio a valere sul fondo a seguito della contrattazione d’istituto, solo che si sostituiscono i criteri all’articolato contrattuale.
Il comma 128 afferma che la somma definita bonus è destinata a valorizzare il merito del personale docente di ruolo ed ha natura di salario accessorio. >>>
>>> Nel link il testo integrale della scheda operativa della Uil Scuola per intrecciare i criteri per l’assegnazione dei bonus con i criteri del Fis
FLC Cgil CISL Scuola UIL Scuola SNALS Confsal congiuntamente presentano le loro linee rivendicative comuni per rinnovare il contratto della scuola.

Comunicato Stampa delle Federazioni dei Servizi pubblici di Cgil Cisl Uil Confsal Gilda
28 novembre manifestazione nazionale di tutti i settori dei servizi pubblici
Cgil Cisl Uil Confsal Gilda: “Un contratto vero per i lavoratori e per cambiare i servizi ai cittadini”
12 novembre 2015 – “Retribuzione, innovazione, professionalità, qualità e produttività per i cittadini” i lavoratori di tutti i servizi pubblici del paese saranno in piazza insieme alle federazioni sindacali di Cgil, Cisl, Uil, Confsal e Gilda per chiedere al Governo, dopo sei anni di attesa e due rinnovi persi, un contratto vero per gli oltre 3 milioni di lavoratori pubblici. Ma anche per dare voce al disagio dei 700 mila addetti di terzo settore e privato sociale.
Con lo slogan “Pubblico6Tu, ContrattoSubito”, oltre 20 sigle in rappresentanza di scuola, sanità, funzioni centrali, servizi pubblici locali, sicurezza e soccorso, università, ricerca, afam e privato sociale, manifesteranno sabato 28 novembre in piazza Madonna di Loreto a Roma. Migliaia di lavoratori da tutto il paese sfileranno da Piazza della Repubblica, dove alle ore 12 è previsto il concentramento, fino a Piazza Venezia nelle cui vicinanze sarà allestito il palco per i comizi.
“Manderemo un messaggio forte a questo Governo: se davvero vuol cambiare il paese non può lasciare i settori e servizi pubblici a un destino di abbandono. Scuola, salute, conoscenza, sicurezza, prevenzione, welfare, integrazione, sostegno alle persone e alle imprese: servono investimenti in ricerca, innovazione e competenze per rimettere in moto la più grande azienda del paese. Solo attraverso il contratto, e non con le imposizioni legislative, si produce il vero cambiamento: vogliamo risposte sulle risorse per i contratti e liberare dai vincoli la contrattazione decentrata, la sola via per migliorare l’organizzazione del lavoro e la qualità dei servizi pubblici, nell’interesse generale di lavoratori e cittadini”.
I sindacati puntano il dito contro l’aumento “mancia” previsto da una legge di Stabilità “che per i lavoratori pubblici opera scelte sbagliate, così come i provvedimenti del governo sulla scuola e sulla Pa: tante norme e poca attenzione al lavoro di chi ogni giorno, con impegno e fatica, è in prima linea per dare un buon servizio alle comunità. Zero considerazione, zero formazione, zero partecipazione e zero contratti. Il tutto senza risposte né per i precari né per l’occupazione, viste le nuove intollerabili misure che bloccano il turn over”.
Per i sindacati “il contratto da rinnovare subito è un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori, come la garanzia di servizi nuovi, avanzati e veloci lo è dei cittadini. La sola via è riaprire la contrattazione, per questo saremo in piazza a Roma il 28 novembre. E non ci fermeremo finchè non avremo le risposte che i lavoratori e il Paese si aspettano e meritano”.
E’ partito ufficialmente il confronto sulla mobilità. La Uil Scuola ha affermato con chiarezza la propria contrarietà al sistema degli ambiti: sbagliati come concetto e irrealizzabili.
Frutto di scelte ideologiche che non coincidono con la realtà – ha messo in chiaro Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola – un sistema che si basa sull’assunto sbagliato di qualcuno che sceglie e qualcuno che viene scelto, questo riduce la libertà d’insegnamento e mina il pluralismo professionale.
Il presupposto da cui partire per l’intera operazione della mobilità è quello della definizione dell’organico e del fabbisogno del personale. A tal fine appare opportuno ricordare che la mobilità andrà regolamentata sia in relazione all’organico sede dei posti disponibili e vacanti (organico di diritto) sia all’organico potenziato. I trasferimenti si dovranno fare con le vecchie regole – sottolinea Turi – non si possono mettere insieme situazioni che, ora, sono diversificate.
I sindacati nel corso della riunione di oggi al ministero hanno presentato al direttore generale del personale, Dott.ssa Novelli, una prima piattaforma di lavoro che ha la caratteristica di ricercare le tutele nella fase della mobilità per tutto il personale.
Il dato significativo contenuto nel documento (nel link) è quello di una uniformità di posizione dei sindacati scuola rispetto al fatto che la mobilità non potrà essere attuata sugli ambiti ma andrà strutturata a domanda degli interessati e verso le singole istituzioni scolastiche richieste.
Per la Uil deve essere chiaro che il piano straordinario di mobilità – hanno spiegato i rappresentanti della Uil Scuola, Lacchei, Proietti e Panzieri, intervenuti nella riunione – deve consentire a tutto il personale già di ruolo e al persone di nuova nomina, di poter scegliere oltre che una nuova provincia anche una nuova scuola di titolarità, su tutti i posti disponibili e vacanti.
A distanza di quasi un mese, anziché gli ipotizzati dieci giorni, si è svolto oggi, mercoledì 11 novembre, in sede ARAN il secondo incontro sulla revisione dei comparti di contrattazione, necessaria per l’avvio del rinnovo contrattuale vero e proprio.
Nell’avviare i lavori, il Presidente ha invitato tutte le organizzazioni sindacali a mantenere distinte le due partite da affrontare, in successione: le regole del gioco, ovvero la riduzione dei comparti di contrattazione, e i rinnovi contrattuali.
Non volendo nascondere le limitate risorse disponibili, comunque viene rivolto l’invito alle organizzazioni sindacali di utilizzare il tempo, da qui alla approvazione della legge di stabilità, proprio per definire un quadro di regole condiviso. Quindi per partire con la negoziazione di un nuovo contratto.
Da 11 a tre comparti, questa proposta avanzata alle Organizzazioni sindacali. Si vorrebbe costituire un primo comparto relativo alla “cura della persona” (sanità), un secondo per la “educazione della persona”(istruzione), infine un terzo contenitore con il rimanente personale del pubblico impiego. Il grande terzo comparto si vorrebbe costituito attraverso un’area contrattuale comune e una seconda parte differenziata a seconda delle specificità, delle caratterizzazioni. La delegazione della UIL, guidata dal segretario Antonio Foccillo, vedeva la partecipazione anche del delegato della UIL Scuola, Pietro Di Fiore.
Nel ribadire la piena disponibilità a proseguire nel confronto serrato volto alla ricerca tempestiva di un accordo, la UIL non poteva che rimarcare come siano ancora tutte aperte le problematiche esposte nel primo incontro. Un mese fa si era chiesto di sondare una disponibilità politica ad ampliare le ben esigue risorse messe a disposizione per la negoziazione. Si pensi che quanto messo a disposizione nella legge di stabilità è pari alla sola “vacanza contrattuale”, altro che rinnovo, altroché recupero del potere d’acquisto.
Oltre a ciò, è necessario ricordare come il tavolo negoziale ARAN sia l’unico ad avere potere contrattuale ed autonomia decisionale, anche sui comparti? Sia ripristinato il diritto a negoziare. In primis: sia finalmente liberata la contrattazione di secondo livello, anche in funzione della riduzione dei comparti e, quindi, del loro aumento di numero di lavoratori e di professionalità in gioco. Un secondo livello di negoziazione, decentrata, a cui potrebbe essere affidata dalla organizzazione del lavoro alla valorizzazione delle professionalità.
Al termine del lungo giro di interventi, il Presidente ha riconosciuto le difficoltà ancora sul tavolo, concordando peraltro sulla necessità di un modello contrattuale che abbia due livelli: nazionale e decentrato. Ha concluso però, suscitando – per utilizzare un eufemismo – non poche perplessità, offrendo l’impegno ad aumentare a 4 i comparti di contrattazione solo davanti a un medesimo sforzo nella ricerca di soluzioni transitorie. Soluzioni da trovare in un incontro da calendarizzare entro due settimane, da oggi.
Nella protesta, non proprio generale, la UIL ha dichiarato di non voler abbandonare né il tavolo, né il confronto. Certo è che si deve ricordare, e Foccillo lo ha fatto con una certa franchezza, che i voti ottenuti dalle nostra RSU debbono essere tenuti in conto.
Baratto alcuno ci può essere su questo: una cosa è discutere i comparti, altro è mettere in discussione, mettere in dubbio i consensi ottenuti e, quindi, la rappresentatività.
L’informativa sui criteri che l’amministrazione intende adottare per la costituzione degli ambiti territoriali, in previsione della mobilità del personale, doveva essere al centro dell’incontro tra i rappresentanti del Miur e le organizzazioni sindacali.
Il direttore Generale Dott.sa Novelli in rappresentanza dell’amministrazione, si è limitata a chiedere alle organizzazioni sindacali un impegno a partecipare al gruppo di lavoro che questi criteri dovrebbe definire e fissare un calendario di incontri per la definizione del CCNI sulla mobilità.
La Uil scuola ha ribadito la netta contrarietà, sia alla partecipazione ai gruppi di lavoro, sia alla costituzione degli ambiti territoriali, sbagliati come concetto e irrealizzabili, frutto di scelte ideologiche che non coincidono con la realtà, da utilizzare come indistinto contenitore di professionalità dal quale i dirigenti dovranno “pescare” i docenti per gli incarichi triennali.
Questo sistema si basa sull’assunto sbagliato di qualcuno che sceglie e qualcuno che viene scelto, questo indebolisce la libertà d’insegnamento e mina il pluralismo professionale.
Per la Uil deve essere chiaro che il piano straordinario di mobilità deve consentire a tutto il personale già di ruolo nonché al personale nominato nelle fasi 0, A e B, nomine effettuate dall’organico di diritto, di poter scegliere oltre che una nuova provincia anche una nuova scuola di titolarità, su tutti i posti disponibili e vacanti. Per questo personale la mobilità va fatta con le vecchie regole. Per questo la mobilità sugli ambiti territoriali potrà eventualmente essere concepita solo per il personale docente nominato sull’organico potenziato.
La Uil Scuola ha comunicato all’amministrazione la completa indisponibilità a firmare un contratto unico sulla mobilità che preveda l’assegnazione dei docenti agli ambiti territoriali. L’unica soluzione praticabile è quella che prevede due contratti: uno con le vecchie regole per tutti e uno per i docenti nominati nella fase C che prevede la mobilità sugli ambiti.
Il prossimo incontro è fissato per il 12 novembre.
Non sono riusciti a godersi un week end di contentezza, i precari appena entrati in ruolo, che hanno dovuto subito scontrarsi con i vincoli burocratici di una legge scritta male e interpretata peggio.
Siamo soddisfatti per i 48 mila docenti che stanno entrando in ruolo – sottolinea il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi – quel che registriamo dalle mail e dalle telefonate arrivate nelle nostre segreterie sono i dubbi e le incertezze che ancora permangono per migliaia di loro.
Ci sono neo immessi che si trovano di fronte alla ridicola situazione di non poter lasciar una supplenza, accettando il ruolo, e in conseguenza di questo non poter fare il consueto anno di prova. E accade a Torino, che nella fase di potenziamento ci siano state scuole superiori a cui sono stati assegnati 18 insegnanti, mentre solo 3 maestre, nel cosiddetto organico potenziato, sono arrivate in una scuola primaria.
A guardare alla vita quotidiana delle scuole, succede anche che, in molti istituti i vice presidi (ora vicari) siano insegnanti di quelle classi di concorso per le quali non è stata garantita la sostituzione con personale dell’organico potenziato. Questo – spiega Turi – probabilmente per assenza di aspiranti nelle classi di concorso nelle rispettive graduatorie provinciali.
Se non si potrà ricorrere alla proroga della supplenza – resa possibile , spiega, nella fase transitoria che si sta concludendo- si rischierà di dover rimandare il “vicario” in classe ed individuarne un altro con buona pace dell’autonomia della scuola tanto declamata dalla legge 107.
Casi si dirà – aggiunge Turi – ma tanti e diffusi, piccole e grandi iniquità frutto di un diverso metodo applicato per la fase B e poi per la fase del potenziamento.
L’algoritmo elaborato per la lotteria estiva, lo avevamo detto, non poteva funzionare.
Ci hanno detto che ‘non si potevano spostare i ragazzi’, abbiamo visto che bastava fare una seria programmazione. Come poi è avvenuto per la fase C.
Eravamo contrari a luglio, ne abbiamo la riprova oggi. Da un lato si è partiti dalle disponibilità delle scuole, ora, a giusta ragione, si è proceduto sulla base del personale disponibile. Un metodo, previsto dalla legge, che sta creando per situazioni simili, risultati diversi.
Elementi più volte sollevati – aggiunge Turi – che si sarebbero sviluppati diversamente se si fosse proceduto come da noi suggerito con l’unificazione delle fasi B e C e considerando anche i docenti con tre anni di servizio, abilitati. Un confronto franco e sereno con i sindacati scuola avrebbe certo condotto a migliori soluzioni per tutti.
Ora occorre portare ad equità le situazioni, per evitare i ricorsi del personale e le proteste delle scuole, oltre che dare prospettive di stabilizzazione al personale che vanta oltre tre anni di servizio.
I posti previsti dalla legge 107 non sono stati coperti tutti, restano da assegnare circa 10.000 posti che – chiarisce il segretario generale della Uil Scuola – vanno assegnati per scorrimento alle GAE.
Non si può lasciare il lavoro a metà. Il ministro, lasci ad altri la propaganda e si dedichi alla soluzione dei problemi irrisolti della legge 107. Mettendo sotto il tappeto i problemi, si nascondono i pasticci che prima o poi verranno a galla.
Abbiamo finalmente insegnanti di ruolo e questo è certamente positivo.
Ma ora sarà davvero difficile gestire le fasi successive. A partire dalla mobilità straordinaria che coinvolge centinai di migliaia di persone, e alla previsione degli ambiti, che partono da un assunto sbagliato che qualcuno ‘sceglie’ e ‘qualcuno viene scelto’: è un pasticcio a cui bisogna porre rimedio. Un sistema irrealizzabile, nel quale sono coinvolti anche gli insegnanti soprannumerari, che potrebbe compromettere l’avvio stesso del prossimo anno scolastico.
Il Ministro farebbe meglio a discuterne, per trovare le soluzioni più adatte, con i sindacati scuola che non sono nati per dire sempre no e che, l’esperienza lo dimostra, spesso non hanno torto.