12 MAGGIO 2015
AT DI CATANIA: Graduatorie provvisorie docenti titolari DOP a.s. 2015/2016
Perché ne sia data massima diffusione tra il personale interessato, si trasmettono gli uniti file relativi all’oggetto.
Bianca Maccarrone – Funzionario ammi.vo
Perché ne sia data massima diffusione tra il personale interessato, si trasmettono gli uniti file relativi all’oggetto.
Bianca Maccarrone – Funzionario ammi.vo
L’intervista a Pasquale Proietti, della segreteria nazionale Uil Scuola, rilasciata alla ‘Tecnica della Scuola’ al termine dello storico sciopero del 5 maggio, cui hanno aderito due dipendenti su tre e che ha portato in piazza contro il DdL in esame alla Camera mezzo milione di lavoratori, studenti e genitori: ora servono risposte dal Governo.
Il giorno 13 maggio 2015, tra le organizzazioni sindacali rappresentative del comparto scuola e il Miur, e’ stata sottoscritta l’ipotesi di CCNI sulle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie per l’anno scolastico 2015/16.
Per la UIL scuola hanno partecipato Proietti e Lacchei.
Come anticipato nel precedente report, gli interventi al contratto vigente si sono limitati ad alcuni aggiustamenti formali e ad alcuni chiarimenti necessari.
Tra le modifiche segnaliamo, al comma 12 dell’art. 1, l’introduzione di una clausola di salvaguardia che prevede, su richiesta di uno dei sottoscrittori del Contratto, la possibilità di riapertura del tavolo negoziale in presenza di novità legislative cheabbiano ricadute sul presente contratto.
Gli aspetti relativi alle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie nelle zone colpite da sisma negli anni precedenti, già disciplinati al comma 10 art. 1, sono stati inseriti al comma 4 dell’art. 3, con un rinvio alla contrattazione regionale.
L’ipotesi siglata verrà definitivamente sottoscritta al termine dell’iter di certificazione da parte del MEF e della Funzione pubblica.
Il Miur ha comunicato indicativamente anche le date di scadenza delle domande, che dovranno essere successivamente formalizzate con apposito provvedimento, che sono le seguenti:
– 15 giugno: Infanzia e Primaria
– 15 luglio: I e II grado, religione cattolica e personale educativo
– 10 agosto: ATA
Le domande per quel che riguarda il personale docente dovranno essere presentate in modalità on-line.
Per il personale educativo, insegnanti di religione cattolica ed Ata, in modalità cartacea.
Precari, valutazione, contratto: tre ragioni serissime che sono alla base della protesta del mondo della scuola – rimette subito la bussola verso il testo del provvedimento il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna, al termine della riunione di oggi pomeriggio a Palazzo Chigi.
Sulla questione del precariato, il testo del ddl non offre una soluzione complessiva. Il precariato resta. Bisogna dare una risposta complessiva – aggiunge Di Menna – che dia certezza in un tempo definito.
Va previsto un piano pluriennale che consenta di immettere in ruolo il personale precario.
Nel testo è ancora confermato l’albo con la chiamata diretta da parte dei dirigenti scolastici.
Sulla valutazione, siamo alla scuola al contrario: in nessun Paese europeo gli studenti intervengono sugli stipendi dei professori. Inverosimile. Si continua ad eludere il fatto che la valutazione, in materia didattica, richiede competenze professionali e tecniche specifiche.
Sul contratto, non viene fatto alcun riferimento alle tutele contrattuali. Il personale della scuola si troverebbe nella condizione di essere l’unico senza contratto.
Tutti motivi importanti, seri, che incidono sulla qualità della scuola.
Dal Governo, oltre ad una generica disponibilità all’ascolto, non è giunto nessun impegno, ma la conferma che potranno esserci emendamenti fino alla fine dell’iter parlamentare. Continua la mobilitazione.
All’incontro, nella sala verde di Palazzo Chigi, per la Uil e la Uil Scuola hanno preso parte Carmelo Barbagallo e Massimo Di Menna. Presenti i segretari confederali e di categoria e una serie di associazioni professionali. Per l’esecutivo erano presenti i ministri Giannini, Boschi, Del Rio e Madia, il sottosegretario De Vincenzi e il segretario generale di Palazzo Chigi, Aquilanti.
Boschi ieri, Faraone oggi: continuano ad eludere i problemi che sono stati rappresentati con precisione e concretezza nel corso delle manifestazioni del 5 maggio e nei documenti che abbiamo presentato nelle Commissioni parlamentari e all’incontro con il PD. Il Governo non può parlare da solo. Il soliloquio è l’opposto di ciò che serve: il dialogo.
E’ in atto uno scontro tra il mondo della scuola e il Governo in un momento delicato, quella della fine dell’anno scolastico.
Gli emendamenti approvati in Commissione Cultura non hanno tenuto in alcun conto le ragioni della protesta. Nessun riferimento al contratto e alle tutele contrattuali. Rimangono gli albi territoriali con la scelta del dirigente. Gli emendamenti non portano a soluzione la questione del precariato e creano uin vero pasticcio sul versante della valutazione.
I nostri insegnanti – puntualizza Di Menna – i peggio pagati d’Europa, con il contratto fermo da anni, hanno dalla loro parte un fatto inconfutabile: sono rispettati e considerati per il rigore del ruolo professionale e per l’importanza della funzione educativa che svolgono.
Nell’ultima versione del Ddl alla Camera, si assiste al rovesciamento anche di quest’ultimo caposaldo: per valutare gli insegnanti ed assegnare loro la quota affidata al dirigente (200 milioni complessivi a livello nazionale, circa 1/3 dell’attuale fondo di istituto) si prevede la costituzione di un comitato formato dal dirigente, due insegnanti, due genitori e uno studente alle superiori.
Avremo così insegnanti in balia degli umori, dei giudizi, della valutazione dei genitori e addirittura dei loro studenti. La scuola al contrario. In nessun paese europeo gli studenti intervengono sugli stipendi dei loro professori.
Si continua ad eludere il fatto che la valutazione, in materia didattica, richiede competenze professionali e tecniche specifiche.
I rappresentanti del Pd, nell’incontro di venerdì scorso, hanno affermato che modifiche al disegno di legge saranno possibili alla Camera e al Senato. Già si registra una forte pressione di tutti coloro che fanno funzionare la scuola perché questo impianto confuso e ingiusto venga cambiato.
Il Governo ascolti le raccomandazioni della Commissione europea che esortano gli stati membri a sostenere e valorizzare la professione docente.
Quello di martedì 5 maggio è stato lo sciopero più partecipato del personale della scuola. Anche la Funzione Pubblica ne ha certificato la portata.
Quasi l’80% del personale della scuola ha rinunciato ad una giornata di lavoro, ha partecipato alle manifestazioni, per far sentire forte la protesta nei confronti del provvedimento ora all’esame della Camera. La partecipazione delle famiglie, di tante associazioni e degli studenti, gli attestati di solidarietà, hanno mostrato come il tema della scuola e il rispetto per chi la fa funzionare, sia fortemente sentito come fondante per il nostro Paese.
Dopo tre giorni è irresponsabile da parte del Governo – che avrebbe dovuto rispondere immediatamente ad una protesta così ampia del mondo della scuola e al segnale chiaro di uno sciopero così partecipato – non aver convocato i sindacati che hanno indetto lo sciopero per affrontare i tre punti chiari che sono stati posti: precari, superpoteri al dirigente, tutele contrattuali e rinnovo del contratto nazionale. Tre giorni durante i quali sono continuate le proteste nelle scuole, proprio in una fase delicatissima dell’anno scolastico.
Ora è urgente una convocazione da parte del Governo. Non si può ignorare che lo sciopero del 5 maggio ha confermato che sul disegno di legge non c’è il consenso del Paese e del mondo della scuola e senza scelte condivise non si può migliorare la qualità del sistema di istruzione e formazione.
In merito agli emendamenti che la Commissione Cultura della Camera sta predisponendo, e che ci sono stati annunciati nel corso dell’incontro con il partito democratico, seguiremo con attenzione tutti gli esiti ribadendo la necessità che ci siano radicali cambiamenti del testo del disegno di legge.
Intanto abbiamo attivato una campagna capillare di informazione nelle scuole, attraverso le Rsu di tutti i sindacati scuola, per coinvolgere il personale della scuola sugli esiti del confronto e del dibattito parlamentare. Continueremo la mobilitazione in tutte le realtà territoriali con iniziative, che coinvolgeranno le istituzioni locali, le rappresentanze politiche, la cittadinanza, che facciano sentire le ragioni di merito che sono alla base della proteste dei sindacati su precariato del personale ata e docente, superpoteri al dirigente come figura monocratica e contrattazione.
Sulle criticità del disegno di legge abbiamo inviato ripetutamente alle forze politiche e al Governo le nostre proposte. In assenza di adeguate risposte la mobilitazione continuerà fino a coinvolgere le attività di scrutinio finale.
FLC CGIL – CISL SCUOLA – UIL SCUOLA – SNALS CONFSAL – GILDA UNAMS
Domenico Pantaleo – Francesco Scrima – Massimo Di Menna – Marco Paolo Nigi – Rino Di Meglio
La lettera inviata al Coordinatore della IX Commissione della Conferenza delle Regioni, Bobbio.
FACCIA UN GESTO DI RISPETTO PER COLORO CHE HANNO SCIOPERATO PER UNA SCUOLA DI QUALITÀ
La funzione pubblica ha reso noto oggi il numero di persone che hanno aderito allo sciopero della scuola: sono stati 618.066 con percentuale del 64,89%.
Il dato della Funzione Pubblica non tiene conto degli effetti delle scuole chiuse. Si conferma la stima da noi fornita di una adesione che ha sfiorato l’80%.
Confermato che è il più grande sciopero della scuola.
Il Governo rifletta e apra subito un confronto vero con i sindacati per dare le risposte necessarie alle richieste del mondo della scuola, rappresentate nello sciopero e ancora in atto nelle proteste che continuano in questi giorni.
Con i 42 milioni di trattenute il Governo non faccia cassa, faccia un gesto di rispetto per coloro che con lo sciopero hanno manifestato per dare qualità alla scuola italiana. Li destini alle scuole.
L’incontro si è tenuto su invito del PD e hanno partecipato i segretari generali delle confederazioni e della scuola: per la Uil, Barbagallo e Di Menna, per la Cgil, Camusso e Pantaleo, per la Cisl, Furlan e Scrima.
Nel corso dell’incontro abbiamo rappresentato le tante ragioni che sono alla base della protesta e dello sciopero che ha visto il mondo della scuola partecipare con percentuali altissime.
Quello che è in atto è uno scontro tra governo e scuola.
Abbiamo illustrato e spiegato che tale protesta non deriva da una mancata comprensione della proposta del governo, ma proprio dal fatto che è stata ben capita.
In particolare abbiamo ripetuto tutti gli aspetti che non vanno, che riguardano precariato, super poteri per il dirigente scolastico, mancanza di tutele contrattuali e abbiamo illustrato e le proposte di cambiamento necessarie:
Abbiamo chiesto anche al Pd, rappresentato dal presidente Orfini, dal vicesegretario Guerini, dalla responsabile scuola, Puglisi, dall’onorevole Malpezzi e dalla relatrice del Ddl alla Camera, Coscia di chiedere al Governo di convocare i sindacati, come da richiesta unitaria, per affrontare in quella sede tutte le criticità, considerando che rimane forte la mobilitazione nelle scuole.
L’onorevole Coscia ha illustrato lo stato dei lavori e lo stato degli emendamenti su cui stanno lavorando. Verificheremo come le argomentazioni rappresentate troveranno riscontro concreto nei lavori parlamentari.
C’è stato riferito che fino a che non sarà approvato, il Ddl potrà avere dei cambiamenti e che il Pd tende ad avere un rapporto di dialogo con i sindacati.
Il Pd ha detto che intende mantenere la materia delle assunzioni con il resto del Ddl .
Secondo noi, in questo modo, è a rischio serio la possibilità che le assunzioni vengano in tempo utile per il primo settembre.
06 MAGGIO 2015
STRAORDINARIA ADESIONE ALLO SCIOPERO E ALLE MANIFESTAZIONI. IL MONDO DELLA SCUOLA DEVE ESSERE ASCOLTATO.
I sindacati scuola chiedono incontro urgente alle Commissioni Cultura di Camera e Senato – presidenti, capigruppo e relatori del ddl – al Presidente del Consiglio e ai presidenti di Camera e Senato.
Al via un piano di assemblee in tutte le scuole per informare il personale della scuola su ciò che accade.
Una giornata di straordinaria partecipazione allo sciopero cui ha aderito l’80% dei lavoratori e alle manifestazioni nelle città italiane.
Il mondo della scuola si è espresso in modo chiaro e forte contro un progetto di riforma che non solo i lavoratori, ma anche studenti, famiglie e cittadini sentono lontano dai loro bisogni e dalle loro attese.
Pretendere di riformare la scuola facendo a meno di ascoltarla è un atto di presunzione che non aiuta certo la scuola italiana a percorrere la strada della vera innovazione, di un cambiamento giusto, necessario e condiviso. Gli insegnanti hanno chiesto chiaramente di essere ascoltati.
Il presidente del Senato, Grasso e la presidente della Camera, Boldrini, hanno espresso apertamente la loro disponibilità di ascolto. Lo stesso Presidente del Consiglio si è dichiarato pronto ad attivare il dialogo ed entrare nel merito.
Il dialogo è necessario e per attivarlo bisogna incontrarsi.
Per questa ragione i sindacati scuola, che hanno proclamato e organizzato lo sciopero e le manifestazioni di ieri, hanno sollecitato un incontro urgente alle Commissioni Cultura di Camera e Senato – presidenti, capigruppo e relatori del ddl – al Presidente del Consiglio e ai presidenti di Camera e Senato.
Il personale della scuola va ascoltato. L’altissima partecipazione allo sciopero e alle manifestazioni dimostra che il coinvolgimento della scuola nei processi di riforma è essenziale.
Sarà realizzato un piano di assemblee in tutte le scuole, per informare costantemente e coinvolgere il personale della scuola su ciò che accade.
Flc Cgil – Cisl Scuola – Uil Scuola – Snals – Gilda
Domenico Pantaleo – Francesco Scrima – Massimo Di Menna – Marco Paolo Nigi – Rino Di Meglio
Di Menna: “Oggi insegnanti, personale della scuola, protagonisti di una giornata importante per la scuola italiana e la nostra democrazia”

Al presidente del Consiglio diciamo, guarda queste piazze, la piazza della scuola e stai sereno.
Il 5 maggio si celebra un momento importante nella storia della scuola italiana, della nostra democrazia – ha detto Massimo Di Menna nel suo intervento sul palco allestito a Piazza del Popolo per la manifestazione di Roma.
Un momento che vede protagonisti insegnanti, personale Ata, genitori, studenti, che ringraziamo per il loro impegno, per il lavoro che svolgono a scuola, per essere il motore del cambiamento di una nuova scuola che vogliamo realizzare.
Il Governo sta definendo l’organizzazione della scuola italiana in modo sbagliato.
Le persone presenti qui oggi, quelle che stanno scioperando, protestando, vogliono esprimere la loro contrarietà a questo provvedimento.
Invece di ascoltarli il governo, a proposito dello sciopero, negli ultimi due giorni, ha parlato di “non senso”, “esibizione di corporativismo”, “minoranza rumorosa”.
Farebbero bene a chiedere scusa.
Anche questa mattina, mentre le scuole restavano chiuse e gli insegnanti facevano il sacrificio di una giornata di lavoro, il ministro, invece di preoccuparsi per il clima di preoccupazione e di protesta che si sta vivendo nelle scuole, ha detto che si tratta di uno ‘sciopero corporativo’
Bisogna fare attenzione all’uso delle parole. Non potete decidere nel chiuse delle stanze ministeriali.
La lettera che doveva essere indirizzata agli insegnanti non è arrivata. Il premier non ha trovato le parole per spiegarla agli insegnanti. Continui a prendere appunti e la lettera la inviamo noi.
Diciamo a Renzi: se non capisci oggi, vuol dire che ‘sei proprio di coccio’, come dicono a Roma.
La scuola protesta perché per molti precari con abilitazione non solo non viene previsto il ruolo ma il licenziamento pur in presenza di un posto e tanti anni di insegnamento, perché nel testo c’è un accentramento di poteri nelle mani del dirigente, nella individuazione del personale, nella valutazione anche delle metodologie didattiche, nella distribuzione degli aumenti di merito.
Una persona sola al comando contrasta con il pluralismo culturale e la libertà di insegnamento.
La scuola protesta perché il contratto è bloccato ed è inaccettabile che si voglia definire per legge orario, obblighi di servizio e retribuzioni.
La libertà di insegnamento è scritta nella costituzione, non si tocca. Stiano attenti – ha detto ancora Di Menna – a non scrivere emendamenti come ‘individua’ al posto di ‘sceglie’, che non servono a niente.
Nella valutazione non pensino ad emendamenti che prevedano la costituzione di un nucleo nel quale gli aumenti di merito possono essere decisi anche dagli studenti, che parteciperebbero alla valutazione degli insegnanti; ciò significherebbe realizzare una scuola al contrario che non esiste in nessun paese europeo.
Il percorso che continuiamo a proporre è:
– un decreto per i precari per garantire le 100 mila assunzioni dal primo settembre;
– una discussione parlamentare ampia per valorizzare l’autonomia, per modernizzare la scuola con investimenti che portino l’Italia al livello degli altri paesi europei;
– un contratto innovativo per valorizzare il lavoro che si fa a scuola.
Il premier non può eludere, dopo le manifestazioni e lo sciopero di oggi, il confronto con i sindacati.
Invito a partecipare.
27 Aprile 2015
AT DI CATANIA: organico posti di sostegno in Organico di Diritto – A.S. 2015/2016
In allegato si pubblica il dispositivo n. 4602 del 27.04.2015
Il nuovo calendario: 6 maggio – prova di lettura (II primaria) e prova di italiano (II e V primaria) | 7 maggio – prova di matematica (II e V primaria) e questionario studente (V primaria). Confermate le date delle altre prove: 12 maggio e 19 giugno.
Il rinvio, di dubbia legittimità in coincidenza con lo sciopero, è un chiaro segnale della consapevolezza del Governo che, di fatto, la stragrande maggioranza delle scuole non sarà in grado di erogare alcun servizio in concomitanza con lo sciopero data la condivisione, da parte di tutti gli operatori scolastici, dell’iniziativa di lotta in atto.
Questa scelta dimostra la debolezza del Governo che deve decidersi ad emanare un provvedimento d’urgenza per il reclutamento ed ascoltare le richieste di chi a scuola lavora ogni giorno.
La scuola statale è inclusa tra i servizi pubblici essenziali e, per questo, in occasione di ogni sciopero le modalità di adesione, gli adempimenti e le procedure da seguire sono spesso causa di controversie. In vista dello sciopero indetto unitariamente dai sindacati scuola FLC CGIL, CISL scuola, UIL scuola, SNALS e GILDA per l’intera giornata di martedì 5 maggio 2015 abbiamo ritenuto utile raccogliere in modo organico tutte la normative riguardanti le modalità di sciopero sia per il personale docente/educativo e ATA, che per i dirigenti scolastici e presidi incaricati (dai link, le relative schede).
Si tratta di due utili schede di approfondimento che riassumono le regole e le procedure da seguire per esercitare correttamente un diritto costituzionale.
Ad integrazione del contenuto normativo delle schede, si precisano anche alcune situazioni specifiche.
a. Il 5 maggio nelle scuole primarie è prevista la somministrazione delle prove INVALSI e molti si chiedono se sia possibile una qualche forma di “precettazione”. L’accordo attuativo della L.146/90 (allegato del CCNL 1998/2001) prevede, per la scuola, che in caso di sciopero il Dirigente individui un contingente per assicurare i c.d.”servizi minimi” (in attuazione dei criteri previsti nel contratto d’istituto ai sensi dell’art. 6 c. 2 lett. l del CCNL/07), ma esclusivamente nei casi definiti nell’accordo.
b. Le prove INVALSI non sono comprese tra le prestazioni indispensabili (servizi minimi) e, quindi, nessun docente che intende aderire allo sciopero può essere precettato in nessun modo, né è tenuto a dichiarare in anticipo la propria decisione in merito all’adesione allo sciopero.
c. In presenza di tali atti si configura il comportamento antisindacale sanzionabile, ai sensi dell’art 28 della legge n. 300/70.
d. In presenza di attività collegiali (obbligatorie) programmate nel piano delle attività nella giornata del 5 maggio (ad esempio il collegio docenti, i consigli di classe, incontri collegiali o individuali con i genitori, ecc…) queste non possono essere spostate a data successiva; anche in questo caso si configurerebbe come comportamento antisindacale tendente a vanificare gli effetti dello sciopero. Ovviamente chi aderisce allo sciopero, trattandosi di sciopero per l’intera giornata, non è tenuto a parteciparvi. Altra cosa è riconvocare, ma successivamente allo sciopero e sempre entro i limiti e con le procedure di cui all’art. 29 del CCNL/07, quella determinata attività, se non si è potuta svolgere per il livello di adesione allo sciopero e ritenuta necessaria.
Ovviamente, le ore previste nella giornata dello sciopero vanno computate nei limiti massimi di servizio obbligatori, anche se quella attività non è stato possibile effettuarla.
e. Nel caso in cui la scuola abbia programmato attività “non obbligatorie” nella giornata dello sciopero (ad es. visite guidate, gite scolastiche, partecipazione a manifestazioni, ecc…), attività che potrebbero anche avere già impegnato risorse quali acquisto di biglietti del treno, per ingresso ai musei, per noleggio autobus, ticket, ecc… è fatto salvo il diritto individuale di adesione allo sciopero.
LO SCIOPERO È UN SACRIFICIO PER IL PERSONALE, RICHIEDE RISPETTO E NON IRRISIONE
La nostra preoccupazione è uno scontro tra Governo e scuola, tra Governo e insegnanti.
Abbiamo già vissuto mesi di campagna informativa sulla buona scuola – afferma il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna.
Il problema non è lo scontro con i sindacati. Se nessun insegnante è d’accordo, se in tutte le scuole italiane aumenta l’irritazione e la protesta ci sarà qualche ragione e se si pensa di fare una buona scuola contro gli insegnanti si è fuori dalla realtà.
Le 100 mila assunzioni aggiuntive sono un fatto positivo, vanno tutte fatte e insistiamo affinché si facciano in tempo utile, per decreto.
Quella disegnata dal Governo è una riforma che richiede radicali cambiamenti: ci sono misure che sono alla base delle proteste e quindi dello sciopero.
Si licenziano insegnanti precari che hanno lavorato per anni e che ora hanno acquisito l’abilitazione perché non si possono reiterare i contratti. Va tolto l’articolo e previsto un piano pluriennale.
Si danno super poteri ai presidi, che decidono su tutto dalla valutazione alla didattica, dalla retribuzione alla scelta degli insegnanti. Che fine fanno il pluralismo culturale e la libertà di insegnamento che rappresentano il cuore dell’autonomia scolastica? Il testo va radicalmente cambiato.
Si decide del rapporto di lavoro senza contratto. Ingiusto e inaccettabile per gli insegnanti e per personale della scuola chiamato ad un compito professionale delicatissimo. Il testo va radicalmente cambiato e va avviato il negoziato per un contratto realmente innovativo.
Le nostre iniziative sono tese a migliorare la qualità della scuola oltre che a riconoscere e valorizzare il lavoro delle persone. L’utilità della nostra azione c’è già stata rispetto alle precedenti proposte sul merito, la prima, quella della raccolta punti che era offensiva, la seconda, quella sugli scatti che era sbagliata, che poi sono state tutte e due ritirate.
Il Governo deve riflettere, fare la stessa cosa, portare radicali cambiamenti.
Lo sciopero è un sacrificio per il personale, ci aspettiamo rispetto e non irrisione.